Roasio è un comune di poco più di duemila abitanti, a duecentosettantotto metri di quota, quaranta chilometri a nord di Vercelli. Non è un paese unico ma un insieme di frazioni sparse sulla collina: San Maurizio, che è il capoluogo, Santa Maria, dove si trova Casa Aura, Sant'Eusebio, San Giorgio e Castelletto Villa.
Un nome che viene da lontano
Il territorio compare nei documenti già intorno all'anno Mille, negli atti dell'imperatore Ottone III. L'identità del comune si è formata attorno alle sue chiese più antiche, che ancora oggi danno il nome alle frazioni: è il motivo per cui, cercando Roasio sulle mappe, si trovano cinque nuclei distinti e nessun centro vero e proprio.
Il paese con la valigia
La storia che qui tutti conoscono è però un'altra, e riguarda la partenza. Fra Ottocento e Novecento da Roasio si è emigrato in modo massiccio: si contano una cinquantina di destinazioni nel mondo, dall'Europa alle Americhe. Il soprannome che il paese si è guadagnato racconta tutto: il paese con la valigia.
Non è stata un'emigrazione qualsiasi. Da queste colline partivano soprattutto muratori, capomastri e imprenditori edili, che portarono all'estero un mestiere e in molti casi tornarono con i capitali per costruire in paese. Alcune delle case più notevoli di Roasio sono nate proprio così: soldi fatti altrove, spesi qui.
Il Museo dell'Emigrante
Nel 2001 il comune ha aperto un Museo dell'Emigrante, che raccoglie documenti, fotografie, oggetti e testimonianze di quelle partenze. È un museo piccolo, di quelli nati dalla comunità più che da un progetto turistico, e per questo racconta una storia che vale la pena ascoltare.
Una memoria più dura
Nella storia recente del paese c'è anche una data che le lapidi ricordano: il 9 agosto 1944, quando ventidue uomini furono uccisi in quello che viene indicato come il più grave eccidio nazifascista della provincia di Vercelli. È una ferita che la comunità non ha rimosso, e che si incontra camminando fra le frazioni.
Le chiese che danno il nome alle frazioni
Girando fra le frazioni si incontrano edifici religiosi di età molto diversa. La chiesa dei Santi Maurizio e Rocco conserva un impianto che risale al XII secolo; il santuario di Santa Maria Assunta, nella frazione dove si trova Casa Aura, porta la data del 1488 e appartiene alla tradizione del gotico lombardo; diverse cappelle sparse sul territorio conservano affreschi del Quattrocento.
È un patrimonio diffuso, non concentrato, coerente con la struttura del comune: non un centro con i suoi monumenti, ma cinque nuclei ciascuno con il proprio. Per vederli tutti serve l'auto e un paio d'ore, e conviene informarsi in loco sugli orari di apertura, che non sono continuativi.
Cosa resta dell'emigrazione
La si legge nelle case, se si sa cosa cercare. Alcune costruzioni di fine Ottocento e primo Novecento hanno dimensioni e dettagli che stonano con l'economia agricola di un paese di collina: sono le case di chi era partito, aveva fatto fortuna nell'edilizia all'estero ed era tornato a costruire dove era nato.
È una storia che accomuna molti paesi dell'arco alpino, ma che qui ha assunto proporzioni tali da diventare identità collettiva e da meritare un museo. Chi arriva a Roasio da turista, e magari da un paese verso cui i roasiani sono emigrati, spesso ci trova una coincidenza che non si aspettava.
Il paese oggi
L'economia di Roasio resta legata alla terra: frutteti, il vino del Bramaterra sulle colline, il riso nella parte pianeggiante. Chi arriva qui in vacanza si trova in un posto che vive tutto l'anno, non in una località costruita per il turismo. È probabilmente la ragione per cui gli ospiti, nelle recensioni, usano quasi sempre la stessa parola: casa.
Dormire in una casa di paese, non in un residence
Casa Aura è nella frazione Santa Maria di Roasio, con gli arredi di famiglia e il giardino davanti. Casa intera per sei ospiti.