La strada per Oropa parte da Biella e sale a tornanti dentro un vallone chiuso. Poi, all'improvviso, si apre un piazzale enorme circondato da edifici in pietra chiara: è il santuario, a circa milleduecento metri di quota.
La Basilica Antica e la Madonna Nera
Il nucleo più antico del complesso è la Basilica Antica, seicentesca, che custodisce la statua della Madonna Nera: una scultura lignea del Duecento, oggetto di devozione da secoli e legata alla tradizione che fa risalire la fondazione del luogo a Sant'Eusebio, primo vescovo di Vercelli.
Attorno alla basilica si sviluppano i chiostri e i corpi di fabbrica che ospitavano i pellegrini: un impianto pensato per accogliere folle, con lunghi porticati e scaloni monumentali. Ancora oggi, nei giorni di festa, il piazzale si riempie.
La Basilica Nuova e la cupola
Alle spalle del complesso antico si alza la Basilica Nuova, cominciata nell'Ottocento e portata a termine solo nel secolo scorso. La sua cupola si vede da tutta la conca ed è il segno che si riconosce da lontano salendo dalla valle. L'interno è essenziale, dominato dalle proporzioni dello spazio più che dalla decorazione.
Il Sacro Monte, patrimonio UNESCO
Intorno al santuario, lungo un percorso nel verde, si trovano le cappelle del Sacro Monte di Oropa, dedicate alla vita della Vergine. Dal 2003 fanno parte del sito UNESCO che riunisce i Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, insieme a Varallo, Orta e agli altri complessi dell'arco alpino.
Il percorso è breve, quasi pianeggiante e adatto anche ai bambini: un'ora abbondante con le soste, meno se si cammina spediti. È anche la parte più tranquilla della visita, perché la maggior parte delle persone si ferma al piazzale.
Perché un santuario così grande in un posto così isolato
La dimensione del complesso sorprende chiunque arrivi per la prima volta: davanti al piazzale ci si chiede come sia possibile che, in un vallone chiuso a milleduecento metri, si sia costruito qualcosa di questa scala. La spiegazione sta nei numeri del pellegrinaggio: per secoli Oropa è stata meta di flussi enormi, e ogni ampliamento è servito ad accogliere chi arrivava, spesso a piedi, dalla pianura e dalle valli.
I corpi di fabbrica intorno al piazzale non sono decorativi: erano alloggi. Le stanze che li occupavano venivano assegnate ai pellegrini per la durata della permanenza, e in parte svolgono ancora quella funzione. È un'organizzazione che ricorda più un borgo che una chiesa.
Il rito che scandisce i secoli
Alla devozione per la Madonna Nera è legata una tradizione che si ripete a intervalli regolari fin dal Seicento: la cerimonia dell'incoronazione della statua, celebrata ogni cento anni. È il tipo di appuntamento che segna la memoria di un'intera comunità, e che spiega quanto profondamente il santuario sia radicato nell'identità del Biellese.
Anche chi non ha alcun interesse religioso trova qui qualcosa da guardare: l'architettura, il rapporto fra costruito e montagna, e quel silenzio particolare che si sente quando il piazzale si svuota, nel tardo pomeriggio.
Oltre il santuario
Oropa non è solo un luogo di devozione. Dal piazzale partono sentieri che salgono verso i laghi e i pascoli alti, e una funivia porta nella zona sciistica sopra il santuario. È un buon punto di partenza per una camminata di mezza giornata, con il vantaggio di trovare parcheggio, bar e servizi al ritorno.
Per chi soggiorna a Casa Aura, Oropa si abbina bene a Biella e a Candelo: si sale la mattina, si scende nel pomeriggio e si rientra in collina per cena.
Il Biellese in giornata, dormendo in collina
Da Casa Aura, Oropa dista poco più di quaranta minuti. Una casa intera per sei ospiti, con giardino e parcheggio, a Roasio Santa Maria.